Sono le indagini ISTAT a dirlo. A dicembre 2019 vi è stato un forte calo dei dipendenti permanenti e un aumento record di contratti a termine. Il precariato esiste e non è più solo una condizione economica ma una condizione dell’esistenza che compromette lo stesso benessere di fette sempre più importanti di comunità.

Paolo Peluso, segretario generale della CGIL di Taranto, usa le ultime indagini statistiche nazionali, per ricordare l’appuntamento che giovedì 6 febbraio alle 16 al cinema Bellarmino, vedrà la CGIL e il NIDIL territoriali ridiscutere pubblicamente del tema del precariato.
La formula usata prevede la proiezione di un film, quello del regista tarantino Carlo Barbalucca “Storie di precaria follia” edito da NIDIL CGIL nazionale, abbinata alle storie vere di lavoro in bilico che attraversano il territorio anche in settori economico, produttivi e culturali inimmaginabili.
Anche gli indicatori BES 2019 per la provincia di Taranto fotografano valori inequivocabili – dice Peluso – con vette altissime di precariato, un tasso di disoccupazione particolarmente elevato, che colpisce maggiormente le donne, e una percentuale di “neet” (persone che non cercano impiego e non frequentano né scuole né corsi di aggiornamento) pari al 33,6% della popolazione.
Sono storie a cui la CGIL prova a dare voce, anche attraverso il fantasma del precariato interpretato nel film di Barbalucca, dall’attore David Riondino.
Io in questo film sono il signor Precariato, quello che chiunque non abbia un posto fisso incontra, e che solo lui è in grado di sentire, perché come un fantasma riesco ad essere visto solo da chi vive quella condizione – dice Riondino – Nel film ne nascono situazioni divertenti ma anche un punto di osservazione a questa “abitudine” all’esser precari che fa riflettere.
All’appuntamento di giovedì 6 febbraio parteciperanno oltre al segretario della CGIL di Taranto, Paolo Peluso e il regista Barbalucca e l’attore Riondino, anche la segretaria nazionale del NIDIL CGIL, Sabina Di Marco, il segretario territoriale Daniele Simon, gli attori e interpreti del film Sophia Giacoia e Giuseppe Nardone e alcuni lavoratori precari.
Per prenotare il proprio posto al Cinema Bellarmino e assistere alla proiezione gratuita del film e all’incontro con i testimonial, si può inviare una mail a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.. Le prenotazioni saranno accettate fino ad esaurimento posti.

Sono estremamente soddisfatto per le notizie diffuse dall’ISTAT in queste ore che certificano una crescita del PIL, in Puglia, dell’1,4% nel 2018. 

Si tratta di un dato che conferma l’ottimo lavoro svolto in questi anni dal Governo regionale guidato da Michele Emiliano e finalizzato a supportare il sistema produttivo pugliese con una molteplicità di strumenti di agevolazione, gestiti in gran parte dall’Assessorato allo Sviluppo Economico che ho l’onore di guidare e da “Puglia Sviluppo”, rivolti alle imprese, con oltre 1,2 miliardi di euro di risorse pubbliche impegnate nella programmazione 2014-2020 che stanno già producendo investimenti per oltre 4 miliardi di euro sul territorio.
E’ la dimostrazione che la strada intrapresa dalla Regione Puglia in questi anni è quella corretta per supportare un tessuto imprenditoriale e industriale che sta concretamente provando di essere molto dinamico e vitale soprattutto nella sua capacità di puntare su innovazione e internalizzazione quali leve principali per lo sviluppo.
E’ per me motivo di particolare orgoglio constatare come la crescita della Puglia sia superiore rispetto al dato nazionale (+ 0,8%) e si ponga in netta controtendenza rispetto ad altre regioni del Mezzogiorno d’Italia come la Campania (-0,6%), la Calabria (-0,8%) o la Sicilia (-0,3%) che, complessivamente, portano il PIL del Sud ad un incremento medio dello 0,3%, mentre la nostra regione si pone in linea con il dato fatto registrare nel “ricco” e produttivo Nord-Est (+1,4%).
Tutto questo ha prodotto, in Puglia, un incremento di circa il 2% del reddito disponibile per le famiglie, al pari di regioni come la Lombardia, il Veneto e il Friuli Venezia Giulia.
Si tratta di dati che non esito a definire straordinari che dimostrano come il lavoro compiuto in questi anni stia dando i suoi frutti e stia producendo uno sviluppo concreto, stabile e duraturo per il nostro territorio.
Ovviamente c’è ancora molto da fare, soprattutto sul versante occupazionale, e sarebbe un errore ritenere che tutti i problemi della nostra regione siano stati risolti, ma i numeri dell’ISTAT certificano in modo incontrovertibile come gli sforzi compiuti in questi anni stanno sortendo i risultati sperati e, quindi, che la strada tracciata è quella corretta. Occorre, ora, perseguirla fino in fondo, con forza e determinazione.

È ripartita in questo mese di ottobre la rilevazione del Censimento permanente della popolazione e delle abitazioni, strumento fondamentale per misurare le principali caratteristiche socio-economiche della popolazione dimorante abitualmente in Italia.
Il nuovo Censimento, a cadenza annuale e non più decennale, è stato inaugurato lo scorso ottobre ed ha registrato una forte partecipazione, con oltre il 92% di famiglie rispondenti. A differenza delle passate tornate censuarie, non coinvolge più tutte le famiglie nello stesso momento, ma solo un campione di esse. Ogni anno sono chiamate a partecipare circa un milione e quattrocentomila nuclei familiari, in oltre 2.8oo comuni. In questi giorni, l'Istat ha avviato la spedizione delle informative al campione di famiglie coinvolte che avranno tempo di rispondere al Censimento dal 7 ottobre al 20 dicembre. La partecipazione al Censimento è un obbligo di legge; pertanto, in caso di mancata risposta, sono previste sanzioni amministrative.
Il Prefetto Antonia Bellomo, nell'auspicare che anche i cittadini della provincia tarantina coinvolti nella rilevazione faranno la loro parte, evidenzia che l'Istat ha intrapreso una serie di iniziative per condividere non solo gli obiettivi e le modalità della nuova strategia censuaria, ma anche una comunicazione coerente, corretta e riconoscibile.
Al seguente indirizzo sono disponibili le informazioni della campagna 2019, che saranno implementate nel corso dell'operazione censuaria: https://censimentigiornodopogiorno.it/kit-di-comunicazione-censimenti-permanenti/

Nell'ambito delle attività del Censimento permanente della popolazione e delle abitazioni, questa Prefettura, d'intesa con l'Istat regionale pugliese, ha organizzato, da ieri, una tre giorni formativa rivolta ai rilevatori e agli operatori di back office dei comuni interessati dalla rilevazione censuaria permanente.
L'obiettivo è quello di illustrare al personale della rete di rilevazione territoriale l'organizzazione, il calendario e le novità rispetto all'edizione del 2018, nell'intento di garantire il regolare svolgimento di tutte le attività previste.
Anche l'attuale tornata è regolamentata dall'art. 3, comma 1, del decreto legge 18 ottobre 2012, n. 179, convertito, con modificazioni, dalla legge 17 dicembre 2012, n. 221, che prevede la cadenza annuale, non più decennale, dei censimenti della popolazione, nonché nel Piano Generale del Censimento (PGC), approvato il 26 marzo 2018.
Come avvenuto nella prima tornata che si è conclusa nel 2018, il Censimento permanente non coinvolgerà tutte le famiglie, ma un campione rappresentativo di esse.
Le operazioni di raccolta dati sul campo avranno inizio lunedì 7 ottobre prossimo e termineranno il 20 dicembre 2019 e, per alcune fasi, si protrarranno anche nei primi mesi del 2020.
In questa provincia, i Comuni facenti parte del campione statistico oggetto del Censimento nel 2019, oltre al Comune Capoluogo, sono: Crispiano, Fragagnano, Ginosa, Grottaglie, Laterza, Manduria, Martina Franca, Massafra, Monteiasi, Mottola, Palagianello, San Giorgio Jonico e Sava.
All'incontro è intervenuto il Prefetto Antonia Bellomo che, dopo gli indirizzi di saluto, ha voluto sottolineare come i risultati censuari permetteranno di misurare le principali caratteristiche socio-economiche della popolazione dimorante abitualmente in Italia. Hanno preso parte in qualità di formatori Roberta Carone e Marina Pietroforte, funzionari dell'Istat regionale.

Destano  sorpresa le dichiarazioni di alcuni colleghi consiglieri regionali nel commentare i dati recentemente pubblicati dall’Istat riguardanti la crescita delle esportazioni in Puglia.

 Dalle rilevazioni compiute dall’Istituto nazionale di Statistica, infatti, emerge un quadro confortante visto che, nel primo semestre del 2019, si registra un incremento sostenuto di vendite sui mercati esteri da parte delle imprese pugliesi, con un aumento pari al 10,01% che ci pone tra le prime 5 regioni più dinamiche in Italia - che cresce complessivamente solo del 2,7% - e tra quelle trainanti del Mezzogiorno (8 regioni incluse le isole) che, complessivamente, fa registrare un calo del 2,2%, mentre l'Italia meridionale registra una crescita del 2,5%.
Ritengo sia un dato molto positivo che comprova evidentemente la dinamicità e la vitalità del sistema produttivo pugliese, sempre più in grado di affrontare la sfida della competizione su scala globale andando a penetrare con efficacia nei mercati esteri sia dei Paesi UE (con una crescita della Puglia del 13,8%) che dei Paesi Extra UE (con un aumento del 5,6%)”.
Dinanzi a questo quadro è certamente apprezzabile la sollecitazione di leggere con attenzione il dato, disaggregandolo per diversi settori di attività economica in modo da comprendere quali siano gli ambiti sui quali occorre intervenire con maggiore attenzione (e tra questi, certamente, c’è l’agricoltura che, come noto, vive in Puglia il dramma della Xylella che ha inciso pesantemente su tutta la filiera olivicola penalizzando anche l’export), ma non vorrei che l’obiettivo della nota diffusa da qualche colleghi fosse solo quello di minimizzare, per ragioni di mero posizionamento politico, un risultato certamente positivo del quale tutti possiamo andare orgogliosi, al di là di ogni schieramento. Si farebbe un torto, in questo modo, non tanto alla Giunta regionale, né tanto meno al sottoscritto nella sua qualità di assessore allo Sviluppo Economico, quanto piuttosto al tessuto imprenditoriale pugliese che è il vero artefice della crescita delle esportazioni pugliesi. Il Governo regionale continuerà a stare al loro fianco, investendo con ancora maggiore forza e determinazione per fornire gli strumenti utili, affinché i dati ampiamente positivi sulle esportazioni, registrati in questo primo semestre del 2019, rappresentino un punto di partenza e non di arrivo, trainando sempre più la crescita economica e occupazionale in Puglia. 
Da questo punto di vista siamo certi che tutti i colleghi vorranno fornire il loro prezioso contributo in termini di proposte per consentire alla nostra regione di raggiungere traguardi ancora più ambiziosi rispetto a quelli già conseguiti così come stiamo facendo in tema di internazionalizzazione, di ricerca ed innovazione, di creazione di reti di sistema e di accesso al credito contro la stretta creditizia.

"Perché Borraccino si vanta?"
“L’export pugliese migliora (+10,1%) per acciaio, petrolio e derivati, meccanica, lavorazioni rifiuti, cave e miniere. Ciò vuol dire che le politiche regionali c’entrano poco con i settori in positivo e molto con quello dell’agricoltura purtroppo in negativo (-15,2 %). Resta solo da capire perché l’assessore Borraccino si vanti di questi risultati”.
Lo dichiarano i Consiglieri regionali Fabiano Amati, Sergio Blasi, Napoleone Cera, Gianni Liviano, Ruggiero Mennea e Donato Pentassuglia, commentando i dati ISTAT sull’export pugliese relativi al secondo trimestre 2019.
“Con il +10,1 % la Puglia è la quinta regione italiana, tra le 11 con segno positivo, per variazione delle esportazioni. Per meglio orientare il dibattito pubblico e il giudizio sulle politiche seguite dalle amministrazioni pubbliche nazionali e locali, è però necessario dettagliare l’analisi nei singoli settori d’attività economica. In questo senso, si rileva che i settori con maggiore variazione positiva sono: estrazioni di minerali da cave e miniere +24,2 %; legno e prodotti in legno +47,5 %; coke e prodotti petroliferi raffinati +88,8 %; metalli di base e prodotti in metallo (escluso macchine) +40,6 %; mezzo di trasporto +37,6 %; prodotti dalle attività di trattamento rifiuti +57,2 %”.
“I settori, invece, con variazione negativa – proseguono – sono: agricoltura -15,2 %; articoli d’abbigliamento (anche in pelle e pelliccia) -6,8 %; carta, prodotti di carta, stampa, supporto registrati -5,5 %; farmaceutici, chimici medicinali, botanici -7,1 %; altri prodotti della lavorazione di minerali non petroliferi -5,3 %. Con riferimento alle variazioni percentuali delle esportazioni per provincie, si registra Taranto e Lecce con risultati maggiori/uguali a +9,6 %, Bari nella forchetta compresa tra +0,8 e +9,6 %, Brindisi, Bat e Foggia nella forchetta compresa tra -3,9 e + 0,8 %. Per quanto riguarda il contributo delle singole province alla variazione delle esportazioni nazionali, si registra Taranto e Bari con risultati maggiori/uguali a +0,04 %, Lecce nella forchetta compresa tra +0,00 e +0,04 %, Brindisi, Bat e Foggia nella forchetta compresa tra -0,01 e 0,00 %”.
“Nel complesso ne deriva, dunque, un dato positivo nei settori più strettamente industriali, un dato fortemente negativo in agricoltura, a fronte del +7,6 % della vicina Campania, e un forte squilibrio territoriale tra le provincie dotate di maggiore o minore industrializzazione. Sarebbe opportuno, infine, che questi dati venissero letti nella loro complessità e senza inclinazioni alla propaganda celebrativa o distruttiva, come purtroppo spesso accade, per meglio orientare tutte le politiche pubbliche. In buona sostanza, c’è la necessità di approfondire i dati per evitare stridenti contraddizioni tra legislazione e realtà, investimenti e produttività, proclami e quotidianità – concludono i sei Consiglieri”.

Caro Direttore, 
pensavo si fosse risolta la questione Istat dopo aver scritto in passato al Suo giornale. Dall'anno scorso i Censimenti sono diventati Permanenti. La prima persona in elenco non ha fatto il censimento qui a Grottaglie, non so perché. Siamo stati in sette (come richiesto dall'Istat) a farlo. In verità una ventina di giorni prima della conclusione del censimento sono stata ripetutamente invitata a fare i questionari di chi non avrebbe permesso la chiusura dello stesso nei tempi giusti. Ma questo lo immaginavo già, perché il bando era stato formulato in modo alquanto discutibile. Nonostante tutti i problema riscontrati il Censimento comunque fu chiuso. In chiusura ci fu chiesto di apporre su ogni tablet il nostro nominativo per riutilizzare quest'anno ognuno lo stesso. Ho da pochi giorni appreso da un articolo trovato in rete che invece il nuovo censimento sarà fatto da sette nuovi rilevatori scorrendo la graduatoria. Ma che io sappia si tratta di un elenco di rilevatori (e non una graduatoria) e non a scorrimento, perché in un punto del bando si sottolinea che i rilevatori vanno contattati sempre a partire dal primo in elenco. Oltretutto controllando i tabulati Istat nazionali ho visto che il comune di Grottaglie necessita di quattro rilevatori e non sette. Allo stesso corso tenuto l'anno scorso ci dissero che da sette saremo rimasti in quattro, essendo importante anche l'esperienza maturata. Ho provato a chiedere spiegazioni un po' a tutti gli organi preposti, ma tutti mi hanno detto di non sapere nulla. Le ho quindi scritto nella speranza che qualcuno di competenza o lo stesso Consiglio legga le mie richieste e mi dia un chiaro chiarimento. Anche gli altri rilevatori che hanno fatto il censimento con me lo scorso anno gradirebbero una legittima spiegazione.

Come sempre La ringrazio per la disponibilità e La saluto con stima.

Carmela   L' Assainato

Ben cinque regioni del nostro Mezzogiorno sono fra le trenta a più alta disoccupazione in Europa. Ce lo comunica l'ISTAT che ha monitorato 230 regioni europee rilevando che Puglia, Campania, Sardegna, Calabria e Sicilia hanno un tasso di disoccupazione doppio rispetto alla media
comunitaria. Campania con con il 53,6 Sicilia con il 53,6 e Calabria con il 52,7 sono poi le regioni con il più alto tasso di disoccupazione giovanile tra i 15 e i 24 anni. «Qualcuno potrebbe dire: e qual è la novità? I nostri ragazzi non riescono a trovare lavoro lì dove vivono e quindi non possono fare altro che trasferirsi nel nord del nostro Paese o, sempre più spesso all'estero. - riferisce Giuseppe Barbaro in corsa al Parlamento europeo nella lista della circoscrizione Italia meridionale di Europa Verde - Il tema che voglio sollevare in questa giornata dell'1 maggio 2019 parte dalla constatazione che, insieme ai giovani, stanno andando via anche le loro famiglie. Se un figlio o una figlia si trasferisce lontano e magari costituisce un proprio nucleo familiare dove si è trasferito, ai genitori rimasti soli non resta altra possibilità che trasferirsi anch'essi, magari agevolati dal fatto di aver raggiunto l'età pensionabile. È dunque in atto un processo di desertificazione delle nostre comunità che porta con sé il progressivo depauperamento delle energie vitali, senza delle quali non c'è futuro. Propositivamente, partendo dall'accesso e l'utilizzo intelligente dei fondi europei, occorre mettere in atto un piano strategico che crei start -up innovative per giovani e imprese».

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